La mia prima collettiva fotografica

locandina Sabato 2 maggio ci sarà l’inaugurazione della prima collettiva del mio gruppo di fotografia. L’emozione e la soddisfazione è tanta. E’ stato un lavoro di squadra che fa capire, ancora una volta, quanto siano importanti le sinergie tra le persone. E quante cose belle e interessanti derivano da queste sinergie. Grazie a questo gruppo, F1.2 Fotografia , ho conosciuto tante belle persone e stretto amicizie che posso tranquillamente definire  indissolubili. Perché è bello condividere con altri una passione, senza protagonismi, senza paranoie, senza invidia. Ma solo per il piacere di condivide, confrontarsi e stare insieme! Se vorrete conoscerci e vedere il frutto di questa nostra passione, vi aspettiamo sabato 2 maggio alle 18 all’AntiCafé di Roma, via Veio 4/b

logo Le stampe delle foto sono state realizzate da Fotofabbrica

Box office

© Teresa Barberio, 2015

Box office. Un po’ uffici, un po’ casa. Luoghi non luoghi perchè temporanei. Ma in questa temporaneità si può cercare una dimensione più vera, più vivibile. Non solo container buttati a caso su un piazzale sterrato, ma aiule, piante, percorsi. E all’interno ognuno cerca di ricreare un ambiente più intimo, più accogliente, per sentirsi un po’ a casa. Casa che in genere è lontana, molto lontana.

Un progetto -il mio primo progetto fotografico- nato nell’ambito del piccolo gruppo che co-amministro, F1.2 Fotografia. Piccolo ma con un bel fermento.
Ci siamo messi in gioco e dal gioco, a volte, nascono bellissime esperienze, come questa 🙂

Per chi fosse curioso di vedere anche gli altri progetti, ci trovate qui:https://www.facebook.com/groups/189952417832394/

Labirinto

© Teresa Barberio, 2015

Nel bianco

©Teresa Barberio 2014

Il mare d’inverno

© Teresa Barberio 2014

Il mare d’inverno
e’ solo un film in bianco e nero visto alla tv

e verso l’interno
qualche nuvola dal cielo che si butta giu’

sabbia bagnata
una lettera che il vento sta’ portando via

punti invisibili rincorsi dai cani
stanche parabole di vecchi gabbiani
e io che rimango qui solo a cercare un caffe’

il mare d’inverno
e’ un concetto che il pensieronon considera

e’ poco moderno
e’ qualcosa che nessuno mai desidera

alberghi chiusi
manifesti gia’ sbiaditi di pubblicita’
macchine tracciano solchi su strade dove la pioggia d’estate non cade

e io che non riesco nemmeno a parlare con me

mare mare
qui non viene mai nessuno a trascinarmi via
mare mare
qui non viene mai nessuno a farci compagnia
mare mare
non ti posso guardare cosi’
perche’
questo vento  agita anche me
questo vento agita anche me

passera’ il freddo
e la spiaggia lentamente si colorerà

la radio e i giornali
e una musica  banale si diffonderà

nuove avventure
discoteche illuminate piene di bugie
ma verso sera uno strano concerto
e un ombrellone che rimane aperto
mi tuffo perplesso e momenti vissuti di già

mare mare
qui non viene mai nessuno a trascinarmi via
mare mare
qui non viene mai nessuno a farci compagnia
mare mare
non ti posso guardare cosi’
perche’
questo vento agita anche me
questo vento agita anche me

http://www.youtube.com/watch?v=AILftA3E1R4

Verso Selleries

© Teresa Barberio 2014

Bello perdersi

© Teresa Barberio 2014

Giazzér. Una gita a Cazzago Brabbia

©2013 Teresa Barberio. All rights reserved

Le ghiacciaie di Cazzago Brabbia

Una tradizione locale molto radicata e legata alla pesca nel Lago di Vareseha permesso la diffusione di questi edifici che caratterizzano i paesaggi del borgo.

Le ghiacciaie di Cazzago Brabbia, note in dialetto come “giazzér” hanno una storia affascinante ed hanno contribuito alla trasformazione del patrimonio ambientale nel corso dei secoli passati. Questi edifici, interamente costruiti in pietra, furono edificati alla fine del diciottesimo secolo, lungo le sponde delLago di Varese, scavati in terrapieni profondi circa dieci metri, e si presentano con tetti di forma conica simili a dei trulli.

Queste costruzioni vennero innalzate allo scopo di poter conservare il ghiaccio e il pesce pescato nel Lago di Varese.

Queste ghiacciaie venivano infatti di volta in volta riempite con lastroni di ghiaccio che si staccavano dal lago d’inverno; durante la stagione più fredda, il Lago di Varese si ghiacciava quasi totalmente, e proprio in questi periodi i pescatori di Cazzago arpionavano con uncini i lastroni di ghiaccio tagliati con la scure e li trascinavano nelle loro barche. 

Questi blocchi di ghiaccio venivano poi avvolti in coperte e trasportati tramite carri all’interno di questi edifici, dove il ghiaccio si conservava addirittura per un anno intero.